L’industria nostrana strizza l’occhio a Putin

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(di Andrea Pinto) Il Governo italiano partecipa alle esercitazioni Nato con i militari per marcare il territorio nel Baltico e contrapporsi alle mire di Mosca sull’Ucraina, mentre l’industria, sempre quella italiana, strizza l’occhio a Putin. Ieri oltre due ore di “faccia a faccia”, in conferenza da remoto, tra l’elite industriale italiana e Vladimi Putin che a più riprese ha detto: “L’Italia è un partner commerciale centrale per la Russia, i nostri Paesi sono riusciti a mantenere la collaborazione a livelli piuttosto alti. Il commercio bilaterale fra Italia e Russia è salito in 11 mesi del 2011 del 53,8%, arrivando a 27,5 miliardi di dollari, ma credo che alla fine dei calcoli saranno 30 miliardi”. L’incontro è stato organizzato da Vincenzo Trani, presidente della Camera di commercio italo-russa.

Putin, contornato dai suoi ministri e da alcuni magnati dell’energia tira giù dritto sulla questione gas: “La Russia è un fornitore affidabile di energia ai consumatori italiani, e continuiamo a vendere gas a prezzi molto più bassi di quelli di mercato“.

Putin poi spiega che il gas liquefatto che Biden vorrebbe far arrivare in Europa dal Qatar via nave costerebbe molto di più agli italianiIl, mentre l’Italia, enfatizza Putin, è legata alla Russia da un saldo e più vantaggioso contratto con Gazprom.

Un incontro inopportuno quello di ieri ma forse anche necessario perché l’Italia non può permettersi un aumento incondizionato del prezzo delle forniture di gas, sostengono alcuni analisti, anche se l’iniziativa ha infastidito e non poco Bruxelles, mentre gli Stati Uniti non hanno battuto ciglio. Palazzo Chigi molto timidamente ha chiesto alle aziende “partecipate” di non aderire all’incontro, per una questione di mera opportunità. L’Eni non ha, infatti, mandato nessuno, così come Saipem, Snam e Intesa Sanpaolo. Circa altre venti industrie italiane, invece, si sono confrontate con la delegazione russa, tra loro spiccano Enel, Unicredit, Generali, Danieli, Tecnimont e Barilla.

Il ministero degli Esteri italiano, scrive Corsera, ha precisato che “mai come questa volta l’incontro è stato organizzato dalla Camera di commercio, in piena autonomia: il nostro non è un sistema sovietico, non possiamo imporre ad aziende che hanno relazioni importanti di assentarsi in un caso del genere“.

Trani delle Camera di commercio italo-russa ha poi così commentato la giornata: “il dialogo economico-imprenditoriale tra Italia e Russia è fondamentale e deve continuare lasciando da parte la retorica politica”.

Ora si spera solo che le tensioni in Europa orientale diminuiscano perché una escalation militare provocherebbe l’imposizione di pesanti sanzioni economiche ai danni di Mosca e ahimè anche i danni del virtuoso interscambio commerciale Italia-Russia.

L’industria nostrana strizza l’occhio a Putin

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