Il capo della Difesa ucraina: “state calmi la Russia non invaderà”

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Dopo l’avvertimento della Casa Bianca dell’imminente invio di truppe in Europa orientale, il capo di stato maggiore ucraino ha invitato alla calma. Gli ha fatto da eco il ministro della Difesa Oleksii Reznikov che, di fronte al parlamento, ha detto: “Non c’è bisogno di fare le valigie, ad oggi, non ci sono motivi per credere che la Russia invaderà l’Ucraina“.

Per ora “la tattica di calmare la popolazione sembra funzionare”, riporta il Wall Street Journal: “non ci sono state corse agli sportelli. La valuta ha perso solo un piccolo valore rispetto al dollaro USA e rispetto alle precedenti crisi dove i cittadini abbandonavano per precauzione le loro abitazioni, oggi si respira più calma”.

Tuttavia, Reznikov ieri sera all’Associated Press ha ammesso che ci sono “scenari rischiosi” su una futura probabile escalation militare russa. Mentre altri funzionari ucraini, come il segretario del Consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale Oleksiy Danilov, sono meno fiduciosi che la Russia invaderà: “L’ammassamento di truppe russe ai confini orientali non è così rapido come in passato e come alcuni sostengono”.

Sulla questione delle truppe statunitensi in massima allerta (8.500 unità) pronte a rispondere ad una serie di contingenze, incluso il supporto alla Forza di risposta della NATO, semmai attivata, il portavoce del Pentagono John Kirby ha detto: “è chiara la nostra preparazione al peggio perché i russi, in questo momento, non hanno intenzione di ridurre l’escalation”.

Al riguardo un alto ufficiale del Corpo dei Marines ha voluto precisare alla stampa che nessun marines è tra gli 8.500 soldati posti in stato di allerta.

Difatti la convocazione del contingente citato si basa su altre risposte occidentali alle mosse russe, riferisce Tara Copp di Defense One. Non dobbiamo dimenticare che nei prossimi giorni, cosi come ha annunciato il Pentagono ci saranno esercitazioni navali su larga scala nel Mediterraneo, a cui parteciperà anche la portaerei Truman. Nel frattempo anche l’Inghilterra ha già inviato carri armati e truppe nelle nazioni Nato vicine all’Ucraina.

Parlando di carri armati e opportunità, i principali legislatori della GOP House vogliono affrettare una possibile vendita di 250 carri armati Abrams alla Polonia, ha riportato Defense News lunedì scorso.

Parallelamente agli impegni diplomatici della Nato, Usa e Ue, il presidente francese Emmanuel Macron vuole cimentarsi nella mediazione tra Mosca e Kiev, convocando una riunione con i presidenti di entrambi i paesi questa settimana a Parigi.

Le marine a confronto nel Mediterraneo. Mosca ha annunciato che una flotta senza precedenti si concentrerà nel Mediterraneo. Dal Baltico sono in arrivo sei navi per operazioni da sbarco: possono trasportare sulla spiaggia 60 tank e 1.800 fanti, proteggendoli con cannoni e razzi. Se raggiungessero il Mar Nero, potrebbero offrire ai russi la capacità di assaltare le coste ucraine, completando così l’accerchiamento pure sul litorale. Così facendo  la morsa militare stringerebbe tutti i confini di Kiev, salvo quelli occidentali. Quattro sono le unità del Cremlino: il caccia Grigorivich e tre 9 fregate classe Burya, dotate di missili ipersonici  a lungo raggio Kalibr. Mentre sono tre i sottomarini d’attacco russi impiegati, i Kilo, con motori estremamente silenziosi in grado di eludere facilmente i sonar della Nato. 

Il Pentagono, invece, ha inviato  nel Mediterraneo la portaerei Truman per sostenere la VI Flotta, scortata da un incrociatore, quattro caccia e una fregata norvegese. Le forze Usa, completamente autonome, sono in grado di sostenere attacchi in Ucraina con settanta aerei, con un semplice ordine della Casa Bianca senza il supporto o il parere degli Alleati. Washington ha poi pubblicizzato su un profilo twitter  uno dei suoi sottomarini nucleari a largo di Cipro, l’Uss Georgia con a bordo  154 missili cruise.

Sono previste, nei prossimi giorni due imponenti esercitazioni tra la Grecia e il Libano. Da una parte ci saranno  navi russe dall’altra navi impegnate nell’esercitazione Nato “Neptune Strike”. A seguire ne comincerà un’altra: la “Mission Clemenceau 22” a guida francese, sempre nel Mediterraneo Orientale e con addirittura tre portaerei: la Truman, la De Gaulle e l’italiana Cavour con a bordo un gruppo interforze di F35-B di Marina e Aeronautica.

Ponte portaerei Cavour

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