Medved avverte: “I nostri missili ipersonici possono raggiungere obiettivi in Europa e Usa”

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Ieri il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha detto ad una giornalista inglese del Telegraph che in Ucraina non si può parlare di guerra ma ancora di una Operazione militare speciale. Secondo il ministro degli esteri Lavrov l’Ucraina sta diventando uno Stato totalitario nazista. Nel frattempo Putin continua con la sua strategia, indicendo un referendum sull’annessione alla Russia nelle regioni ucraine occupate di Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia. Secondo la comunità internazionale si tratta di un voto “illegittimo” mentre Kiev sostiene che il voto sia imposto ai cittadini con la minaccia delle armi.

Lo zar ha poi dato il via alla mobilitazione parziale creando non poche tensioni sul fronte interno: dopo le proteste dei giorni scorsi, lunghe file di uomini in età da chiamata militare si sono formate nella notte ai confini con le altre nazioni, mentre è iniziato l’addestramento dei riservisti russi, che secondo i media potrebbero essere un milione e non 300mila. Sarebbero tesi i rapporti tra i generali del Cremlino sul campo, tanto che secondo la Cnn lo stesso Putin starebbe impartendo direttamente ordini sull’offensiva. 

La minaccia delle armi ipersoniche

L’ex presidente Dmitdj Medvedev ha detto che il voto referendario sarà protetto “con qualsiasi arma russa, comprese le nucleari tattiche“. E se non bastasse Medved ha rammenatato che “i nostri missili ipersonici possono raggiungere obiettivi in Europa e Usa”.

Per i missili ipersonici, al momento, l’Occidente non ha sviluppato idonee difese aeree: in sostanza siamo vulnerabili a qualsiasi attacco con armi a tecnologia ipersonica che, come noto e secondo i test effettuati da Mosca, possono viaggiare anche fino a mach 10 con traiettorie variabili e remotizzate. In una manciata di secondi questi missili (armabili con testate nucleari) possono raggiungere e colpire le capitali europee.

La Mobilitazione

Secondo Novaya Gazeta l’intero testo sulla chiamata alle armi doveva essere secretato ma poi è stato deciso di applicare l’omissis solo al settimo dei dieci articoli di cui si compone il provvedimento (dove si parla dei numerici da richiamare). Secondo alcune fonti anzichè 300 mila unità, il capitolo settimo parla di 1milione di convocabili. Peskov, al riguardo, ha bollato il milione di mobilitabili come una colossale fake news.

Gli unici esentati sono i dipendenti del comparto bellico, i non idonei per motivi di salute, le persone con familiari disabili a carico, i padri con almeno quattro figli a carico di età inferiore ai sedici anni. Il ministero della Difesa ha aggiunto che rimangono a casa anche gli studenti universitari: una mossa pensata per depotenziare la protesta.

E’ stata confermata la notizia che i manifestanti di mercoledì scorso sono stati arruolati in maniera coatta. Nelle province più remote, secondo alcune notizie che giungono ai media in maniera frammentata, le convocazioni sarebbero state inviate anche persone sopra i cinquant’anni di età, aumentando così la platea degli interessati alla mobilitazione (superando quindi i 300 mila, annunciati dalla Difesa russa)

Ai confini di Georgia, Kazakistan e Mongolia si stanno ammassando migliaia di russi che vogliono sfuggire alla chiamata di massa alle armi. Sono quasi cinquemila, invece, le persone già rifugiate in Finlandia. Al riguardo, la Finlandia limitera’ “in modo significativo” l’ingresso dei russi sul proprio territorio: lo ha annunciato il governo di Helsinki. Gli ingressi giornalieri dalla Russia in Armenia sono triplicati. La Germania si è detta pronta ad accogliere eventuali disertori.

La reazione della Nato

Evitare reazioni scomposte: non bisogna cadere nelle provocazioni di Vladimir Putin“. Ai vertici della Nato è chiaro l’atteggiamento di Putin che, secondo le loro analisi, starebbe perdendo la guerra sul campo e la coesione intorno alla sua figura all’interno dei confini della Russia.

L’Alleanza continuerà ad aiutare Kiev fino quando sarà possibile, perchè in caso di attacco nucleare di Mosca, Usa, Ue e Nato non potranno rimanere ferme su posizioni di difesa attiva. I capi militari sono pronti alla risposta anche quella meno auspicabile: dopo una velocissima consultazione tra i capi di stato e di governo si procederà a rispondere all’affronto di Mosca. Le procedure operative prevedono una gradualità nella risposta. Occorrerà differenziare l’attacco nucleare ad un territorio lontano dai confini Nato, un altro se fosse vicino e un altro ancora se fosse indirizzato verso uno dei Paesi membri.

Come scrive Repubblica i generali americani e della stessa Nato si mantengono in continuo contatto con i colleghi di Mosca. E a loro hanno fatto sapere che se l’Armata Rossa dovesse spingersi troppo oltre, allora States e Alleanza Atlantica hanno a disposizione un arsenale convenzionale – quindi non atomico – in grado di mettere fuori uso tutte le basi missilistiche russe e di ridurre drasticamente la presenza nemica in Ucraina.

Tra le mosse studiate per incrementare la deterrenza, ci sarebbe a anche quella di rinforzare la presenza navale nel Mediterraneo. Spostando, in caso di necessità, unità al momento dislocate nel Pacifico. L’obiettivo sarebbe quello di aumentare la disponibilità dei missili Tomahawk, dotati sia in modo convenzionale, sia con dispositivi nucleari. Utilizzabili quindi per entrambi i protocolli che le forze armate alleate potrebbero predispone. Nel frattempo la contromossa più concreta sul teatro ucraino è quello di incrementare gli aiuti all’esercito di Kiev. In particolare, dovrebbe partire la consegna dei missili Atacms a lunga gittata.

In un contesto così imprevedibile e molto fluido la speranza è riposta ancora negli sforzi diplomatici che sono ancora in corso, sperando nell’autorevole mediazione della Cina che, tra l’altro, a Samarcanda la scorsa settimana, ha fatto capire alla Russia di non essere d’accordo ad inaspire ed alimentare una guerra “ora”. Secondo Cina ed India occorre concentrarsi sui cambiamenti climatici che, nel breve medio termine, potrebbero causare più danni e morti che una guerra mondiale.

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