Per il trasporto del grano russo e ucraino ci pensa la Cina

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Il problema del grano bloccato in Ucraina e in Russia richiede risposte celeri. Con i porti ucraini del Mar Nero chiusi dai russi dall’inizio dell’invasione, e oltre 20 milioni di tonnellate di grano bloccate nei silos, gli occidentali hanno lanciato un appello a Mosca per disinnescare una crisi alimentare che e’ ormai diventata globale. La soluzione di traportare il grano via terra attraversando la Polonia non può funzionare perché è in grado di garantire poche tonnellate del prezioso frumento, quasi inutile per coprire l’esigenza a livello globale. L’unica via è quella marittima ma il Mar Nero è bloccato dai Russi ed è infestato da mine di superficie. L’Ue, nel frattempo, sta cercando con fermezza una situazione che possa andare bene a tutte le parti in contrasto. Risolvere il problema della distribuzione del grano solleva l’Ue dal dover affrontare un’altra emergenza con riflessi catastrofici dovuta all’aumento incontrollato dei flussi migratori dall’Africa verso il Vecchio Continente.

Il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis, al World Economic Forum di Davos, ha proposto l’assistenza militare fornita da navi ucraine per scortare i cargo che attraversano il Mar Nero. Una soluzione che, pur preservando la titolarità del grano a Kiev, innescherebbe inevitabilmente una guerra navale dagli effetti disastrosi perché oltre alle vite umane si disperderebbe il grano in fondo al mare.

A margine del Geo delle Finanze, svoltosi ad aprile scorso a Washington la ministra del Canada Chrystia Freeland ha proposto che il grano poteva essere trasportato da navi cargo cinesi, perché non attaccabili dalla Russia. Naturalmente la richiesta alla Cina, hanno concordato tutti, deve essere fatta da Bruxelles e non da Kiev.

Infatti dal gabinetto della presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, scrive Corsera, è partita la chiamata con la richiesta. E la telefonata due giorni fa del ministro degli Esteri cinese WangYi all’ornologa tedesca Annalena Baerbock per l’apertura di un canale verde per l’export del grano ucraino e russo con l’offerta di fare da tramite per mantenere la comunicazione con tutte le parti in guerra è uno dei primi risultati di questa vigorosa e convinta iniziativa diplomatica.

Ad alzare le barricate, però, è stata Mosca che, come contropartita all’iniziativa, ha chiesto la rimozione delle sanzioni sulle esportazioni e sulle transazioni finanziarie russe.

La Russia si dice pertanto pronta al dialogo per sbloccare la crisi del grano e ad aprire un corridoio umanitario per l’uscita delle navi straniere cariche di forniture dal porto di Mariupol. A Bruxelles in ogni caso le aperture di Mosca sono lette con scetticismo, e si attendono “misure concrete”. Una generica apertura al dialogo e’ arrivata, attraverso il viceministro degli esteri Andrey Rudenko, che tuttavia nei fatti ha rilanciato la palla nel campo avversario. “Risolvere il problema alimentare richiede un approccio globale, compresa la rimozione delle sanzioni imposte alle esportazioni e alle transazioni finanziarie russe“, ha sottolineato, chiedendo anche “lo sminamento da parte ucraina di tutti i porti dove sono ancorate le navi”. A queste condizioni, “la Russia e’ pronta a fornire il passaggio umanitario necessario, cosa che fa ogni giorno“, ha assicurato il viceministro.

Le parole di Rudenko tuttavia sono state accolte con freddezza in Ue, che ha gia’ accusato la Russia di rubare il grano ucraino. “Tutto cio’ che proviene dal Cremlino oggi ha davvero poco credibilita’, ogni annuncio non puo’ essere ritenuto credibile a meno che non venga seguito da azioni concrete“, ha riferito una fonte diplomatica, rilevando come la Russia abbia creato questa crisi, “sia energetica che alimentare“, come arma da utilizzare insieme alle bombe ed i missili.

E il dialogo in effetti non e’ partito bene, perche’ lo stesso viceministro Rudenko ha respinto la proposta europea di scorte militari per il passaggio delle navi cariche il grano. Sostenendo che “aggraverebbe seriamente la situazione nella regione del Mar Nero“.

Quanto all’ipotesi di revoca delle sanzioni in cambio dello sblocco dell’export di generi alimentari, Kiev e’ stata netta. “La Russia sta ricattando il mondo“, ha avvertito il ministro degli Esteri Dmytro Kuleba, intervenendo al Forum economico di Davos.

Sui corridoi il governo ucraino e’ disponibile, ma Kuleba ha espresso il timore che Mosca potrebbe violare l’accordo, “entrare in porto e attaccarci”.

Consiglio europeo straordinario

La prossima settimana al Consiglio europeo straordinario si discuterà della sicurezza alimentare e di come continuare a fornire assistenza umanitaria, finanziaria e militare all’Ucraina.

Tra le bozze che già girano sulle conclusioni del consesso si parla di futuro pacifico e non di pace immediata con un cessate il fuoco. Per il capitolo sanzioni al petrolio russo continua il negoziato con il premier ungherese Orbán. Gli altri argomenti trattati riguardano la sicurezza e difesa comune e l’energia, a partire dal piano RePowerEu.

Abbiamo bisogno prima di tutto di un coordinamento europeo nella difesa“. Lo ha detto il presidente del consiglio Mario Draghi sottolineando che “questo comportera’ un coordinamento della politica estera, di difesa nella logistica“. “Dire che lo si fara’ in modo integrativo agli Usa – ha aggiunto – non e’ del tutto vero”. “Noi spendiamo in modo diverso dalla Russia – ha spiegato – piu’ del triplo e il coordinamento potrebbe riguardare anche la produzione delle armi”.

Per il trasporto del grano russo e ucraino ci pensa la Cina

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